Inaugurazione dell’Anno Accademico 2019-2020

Nel pomeriggio di martedì 22 ottobre ha avuto luogo presso la nostra Sezione l’inaugurazione del nuovo Anno Accademico. L’evento ha coinvolto docenti, studenti e personale ausiliario delle due Facoltà Teologiche e dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Torino. Per la sede romana dell’UPS era presente don Damásio Raimundo Santos de Medeiros, Decano della Facoltà di Teologia.

Il canto dell’inno Veni, creator Spiritus ha introdotto la concelebrazione eucaristica, presieduta da S.E. Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino.

Dopo il coffee breack – occasione per un sereno momento di fraternità – ci si è recati nell’Aula Magna per la Prolusione, tenuta dal Prof. Stefano Zamagni, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.

Il tema prescelto – «L’economia tra crisi e speranza. Implicanze sociali» – era volto a prolungare in certo modo la celebrazione del XX di fondazione del Biennio di specializzazione in Teologia Morale, con indirizzo sociale, della Sezione torinese della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, svoltasi in mattinata nella sede di via XX settembre.

Dopo un interessante excursus sull’autonomizzazione dell’economia dall’etica e dalla politica, il prof. Zamagni ha illustrato l’attuale situazione di crisi, che vede la politica ormai asservita all’economia, con le decisioni strategiche prese da centri internazionali di potere.

Le prospettive di un’uscita dalla crisi si saldano con il superamento di un’economia «politica» ad opera di un’economia «civile»: se la prima – che ha dominato incontrastata per quasi due secoli nel mondo occidentale – si caratterizza come escludente, capace di incrementare le disuguaglianze, con un’antropologia all’insegna dell’homo homini lupus (Th. Hobbes), la seconda si caratterizza come inclusiva, orientata a ridurre le disuguaglianze, con un’antropologia all’insegna dell’homo homini natura amicusL’uomo è per natura amico dell’altro uomo»: A. Genovesi).

Se, a suo tempo, i teologi hanno assistito passivamente allo stravolgimento del ruolo dell’economia, è giunto il momento di un loro rinnovato impegno in questo ambito, volto alla riflessione e allo sviluppo di un nuovo tipo di economia: quella, appunto, «civile».