Al via il primo modulo del Diploma in Pastorale Giovanile 2022-2023

Il 24 giugno prende il via, ad Alassio, il primo dei tre moduli del Diploma in Pastorale Giovanile 2022-2023.
L’iniziativa – volta alla formazione di Operatori di Pastorale Giovanile – si pone in continuità con i cosiddetti “Master” attuati nel corso dell’ultimo decennio (anni 2012/13, 2013/14, 2014/15, 2016/17 e 2020/21).

L’iniziativa raccoglie un’istanza proveniente dalle realtà salesiane della Circoscrizione Salesiana dell’Italia Centrale e mira a qualificare maggiormente, anche sotto il profilo della formalità pastorale, gli educatori cristiani impegnati nelle comunità educativo-pastorali con ruoli di responsabilità, coordinamento e animazione.

Il Diploma si propone di offrire a persone in possesso di una laurea triennale:

  • Una conoscenza più approfondita dei contenuti della fede,
  • Lo sviluppo di una mentalità pastorale nell’approccio con i ragazzi e i giovani,
  • L’acquisizione delle competenze metodologiche necessarie per operare in istituzioni salesiane e per animare cammini educativo pastorali.

Il Diploma prevede lezioni di didattica frontale, studio guidato, laboratori e un tirocinio, per un totale di 60 ECTS, pari a:

  • 1500 ore di lavoro di cui:
  • 24 ECTS di didattica frontale;
  • 12 ECTS di laboratorio condotto dal docente;
  • 9 ECTS di studio personale guidato;
  • 10 ECTS di tirocinio;
  • 5 ECTS di lavoro finale.

Alla sessione di Alassio ne seguiranno altre: di queste, una si terrà a Firenze, le altre cinque a Roma.

Scarica il pieghevole del Diploma per Operatori di Pastorale Giovanile.

Pantokrátor: raccolta di studi del prof. Ferdinando Bergamelli

Il termine “Pantokrátor” ha avuto una lunga storia semantica che affonda le proprie radici nell’Antico Testamento, passa nel Nuovo Testamento e arriva ai Padri della Chiesa antica, fino a Teofilo di Antiochia, primo autore cristiano a concentrare su questo termine svariate valenze semantiche destinate a entrare nel patrimonio linguistico teologico del monoteismo cristiano.

Su questo e altri temi riflettono gli articoli raccolti nel volume, prodotti in quarant’anni di attività (1979-2019) e precedentemente pubblicati su riviste, miscellanee e dizionari specializzati.

* * * * *

Dalla Prefazione (a cura del prof. Gaspare Mura)

Il testo Pantokrátor del P. Ferdinando Bergamelli, dedicato a Colui che è origine di tutto e che sostiene tutto, e il cui autentico significato viene illustrato dall’autore attraverso un’importante serie di Ricerche e studi sui testi dei primi Padri della Chiesa (secoli I-IV), si fa apprezzare non solamente per l’alto livello filologico, storico, linguistico ed er­meneutico con il quale viene approfondito il significato etimologico del termine, ma anche per l’importante attualità che il suo studio, dedicato ai Padri, riveste nel contesto dell’attuale cultura teologica, e anche filosofica. Si apprezza in modo particolare il rigore scienti­fico con cui è stato trattato questo tema, traducendo e ritraducendo i testi dei Padri relativi al Pantokrátor, anche qualora le traduzioni diffuse risultassero insufficienti o incomplete.

Particolarmente im­portanti ed utili risultano peraltro le premesse metodologiche – ed ermeneutiche – che l’autore presenta all’inizio del suo studio: l’aver posto al centro della sua ricerca un’interpretazione dei testi dei Padri che non intende sovrapporre ad essi una pre-comprensione detta­ta dalla cultura contemporanea, ma viceversa capace di ascoltarne l’autentico messaggio, interpretati quindi in modo veritativo, rispet­tandone il significato effettivo, originato dal testo.

Va sottolineata pertanto la grande attenzione posta dallo studioso ad una traduzione di cui si è cercata la forma più fedele e aderente ai testi originali, pur rischiando in alcuni casi delle oscurità e qualche durezza espressiva; ma ciò con la finalità di offrire al lettore un’esperienza viva del testo autografo, senza coperture di stili o di interpretazioni che avrebbero impedito di coglierne tutta la primigenia espressività. Lo studioso si è proposto per questo di stimolare il lettore al meritevole esercizio di saper leggere ed apprezzare i testi dei Padri nel modo il più possibile originale, anche se si rende lucidamente conto che nei loro confronti ogni traduzione, anche la più rigorosa ed attenta, rischia sempre di perdere tutto un universo di significati legati al linguaggio proprio della cultura del tempo.

Prof. Ferdinando Bergamelli

Va anche precisato che l’utilizzo del metodo storico-critico, cui pure lo studioso fa riferimento, non conduce a delle interpretazioni arbitrarie dei testi patristici, adattate ad una pre-comprensione condizionata dalla cultura contemporanea, ma diviene uno strumento indispensabile per far emergere il contenu­to teologico e spirituale proprio del Padre studiato, ritenuto fonda­mentale anche per l’odierna dottrina teologica.

Come viene chiarito nell’Introduzione, l’opera presenta la raccol­ta degli studi dell’Autore dedicati ai Padri della Chiesa dal 1979 al 2019, pubblicati su riviste o miscellanee varie, che lo studioso ha preferito lasciare nella versione originale, correggendo unicamen­te eventuali errori di tipo redazionale, eliminando delle ripetizio­ni, e preoccupandosi unicamente, per quanto riguarda le traduzio­ni, come abbiamo precisato, di renderle il più aderenti possibile al testo originale, e per quanto concerne la scelta dei testi con il fine di far percorrere al lettore tutte le varie componenti, soprattutto storiche e teologiche, delle quali deve potersi avvalere una corretta ermeneutica della nozione di Pantokrátor, e con essa della teologia dei Padri.

* * * * *

La Parola annunciata, celebrata e vissuta. Giornata di Curriculum

Come tradizione per la sezione torinese della Facoltà di Teologia dell’UPS, mercoledì 5 aprile si è tenuta una mattinata di studio e approfondimento dal titolo: La Parola annunciata, celebrata e vissuta. Sono stati coinvolti gli studenti e i docenti del primo e secondo ciclo di studi teologici, incluse le postulanti delle Figlie di Maria Ausiliatrice (accompagnate dalla consorella loro formatrice) e alcuni studenti esterni alla Comunità della Crocetta.

Nella riflessione si è voluto affrontare il tema del triplice agire della Parola: nell’evangelizzazione, perché annunciamo ciò che ci è stato tramandato; nella liturgia, che ha rimesso al centro la Parola e la sua sacramentalità; nell’esistenza, perché la Parola che annunciamo non ha nulla da dire se non si traduce concretamente nella nostra vita.

Il primo intervento, tenuto dalla prof.sa A.M. Baldacci, ha presentato il recentissimo Motu proprio “Spiritus Domini”, di papa Francesco, sull’accesso delle donne ai ministeri istituiti del lettorato e dell’accolitato. Ricordando che tale riforma si sviluppa in continuità con quanto iniziato dal Concilio Vaticano II, la professoressa ha voluto sottolineare che oggi siamo troppo spesso ammalati di una parola a volte vuota, cioè carente di una reale dinamica dialogica tra Dio e il Suo Popolo, soprattutto a causa di una “deriva testuale” che ha portato il testo a prevalere sull’oralità. La dinamica della Parola, invece, è fortemente relazionale e affettiva, emanazione del cuore pulsante della comunità cristiana, rivolta a coinvolgere chi la ascolta. Il lettore, dunque, è colui che incarna la Parola. Per questo il suo corpo, la sua voce, la sua postura, necessitano di particolare cura e formazione, perché il lettore stesso è il primo ambone della Parola. Il lettore dà vita alla Parola che proclama. Dal corpo del testo, la Parola deve passare al corpo del lettore. Solo così la Parola risuscita, passando da una condizione di lettera morta a una condizione di Parola viva e vivificante ancora oggi.

Il secondo intervento, tenuto dal prof. padre M. Pavan, ha ripreso il tema intenso e delicato della sacramentalità della Parola, da lui studiato ed editato lo scorso anno in un testo preparato insieme a don Andrea Bozzolo, attuale Magnifico Rettore dell’UPS. Riprendendo quanto affermato nei pronunciamenti magisteriali Dei VerbumFides et Ratio e Verbum Domini, don Pavan ha ricordato che la Parola proclamata durante l’azione liturgica possiede una particolare efficacia sacramentale. Nella Parola, infatti, è presente Cristo in una maniera analoga alla presenza reale nelle specie eucaristiche. Come nella liturgia eucaristica Cristo è presente in maniera efficace, così si dà a conoscere in chi ascolta la Parola e lo trasforma. Parlare di sacramentalità della Parola, dunque, è rendere giustizia al suo senso biblico, è mettersi sulla scia di quanto la Scrittura stessa dice in merito al valore salvifico della Parola. La Parola è sacramentale perché sta dentro questo il compimento, che avviene in Gesù. La persona del Figlio si è rivelata e la Sua rivelazione è efficace. Quindi la Parola liturgica è sacramentale perché rimanda alla Persona di Cristo presente e operante, e qui si fonda la sua efficacia. La proclamazione della Parola nella liturgia, dunque, non è un momento di passaggio, ma momento fondamentale di “manducazione” della presenza del Signore, perché non solo comunica qualcosa, ma realmente mette in contatto vivo con la Sua Persona.

Un terzo intervento, tenuto dal prof. don C. Besso, preside della presente sezione torinese, ha mostrato attraverso un percorso storico artistico come l’evoluzione nella storia della struttura fisica dell’ambone (luogo della proclamazione liturgica della Parola) dice la percezione del valore della Parola nella vita della comunità cristiana. L’altezza e la disposizione dell’ambone devono poter permettere una certa partecipazione visiva e dinamica alla Parola che viene proclamata nella Liturgia, oltre che permettere di fare un’esperienza fisica della Parola: guardo la discesa della Parola dall’alto, guardo la sua processione verso l’ambone, e mi dispongo all’accadere della sua opera efficace.

Dopo un breve intervallo, la riflessione è proseguita in gruppi di lavoro e confronto fra gli studenti nella modalità di un work café. In relazione ai tre poli su cui era articolata la giornata, si è condivisa l’esperienza di ciascuno attorno a tre domande: 1) Qual è il posto della Parola nelle nostre attività apostoliche? 2) Come viene curata la liturgia della Parola domenicale nelle nostre chiese? 3) Come la meditazione della Parola si concretizza nel tuo vissuto?

La mattinata è stata conclusa da una relazione tenuta dal prof. don R. Carelli, volta a fare una sintesi dei temi affrontati per valorizzare la Parola proprio come Parola di Dio rivolta a noi, che siamo fatti per esserne uditori. Sacramentalità e centralità della Parola, attenzione ai lettori e alle lettrici, attenzione al luogo della proclamazione della Parola, sono tre focus che, messi insieme, dicono che si tratta anzitutto di un’alleanza, di un incontro, di una relazione, di uno scambio d’amore: la Parola non va intesa come sostantivo ma come verbo, cioè come autocomunicazione di Dio all’uomo, fatto per udire la Parola. Perché sia annunciata e vissuta, centrale è la Parola proclamata nella celebrazione. Gli aspetti simbolici rituali (la proclamazione della Parola, i lettori, l’ambone) dicono la ricchezza delle due mense, la Parola e l’Eucarestia, a custodia e proclamazione del protagonismo di Gesù nella nostra vita e nella vita della Chiesa, contro ogni narcisismo personale.

Fondamenti & temi di bioetica: nuova edizione

Da alcune settimane è in libreria la terza edizione del volume Fondamenti & temi di bioetica del prof. Paolo Merlo, docente emerito di Teologia Morale.

Il volume raccoglie alcuni contributi di bioetica maturati nel corso di lezioni e conferenze rivolte a studenti di teologia e di medicina, a professionisti del mondo della salute e a docenti a vario titolo interessati alla bioetica e desiderosi di introdursi alle questioni proprie di questa ancor giovane disciplina.

Lungi dal nutrire la pretesa di essere un manuale di bioetica, questo volume si limita a proporre taluni nuclei tematici, utilizzabili per una prima introduzione all’etica della vita e alle sue problematiche: alla presentazione delle origini e dell’identità della bioetica (cap. 1) fanno seguito alcune questioni di tipo fondazionale (capp. 2-4) e talune tematiche specifiche (capp. 5-13), tra cui spiccano quelle, assai dibattute, relative all’inizio e alla fine della vita umana.

Nel volume si riflette l’itinerario di un docente di etica teologica che ha progressivamente accresciuto il suo impegno in ambito bioetico, grazie anche allo stimolante coinvolgimento nei dibattiti, nelle iniziative culturali e nelle proposte formative promosse nell’area torinese dal «Gruppo Cattolico di Bioetica» e, in seguito, dall’Associazione «Bioetica & Persona». Mentre la docenza in più Facoltà di Teologia manteneva vigile l’interesse per i problemi fondativi della bioetica e per una lettura cristiana delle sue tematiche, il confronto e la collaborazione con docenti universitari, professionisti e studenti di formazione prevalentemente biomedica favorivano un incremento d’attenzione per gli aspetti scientifici delle questioni affrontate. Ne è derivato un approccio alle problematiche dell’etica della vita solitamente contrassegnato da una ricognizione sulle evidenze scientifiche disponibili, integrata da una riflessione condotta all’interno delle coordinate antropologiche ed etiche delineate nelle questioni fondative. La non facile impresa di coniugare le scienze della vita con l’etica ha trovato supporto nella geniale proposta metodologica di Bernard Lonergan, che ha reso meno impervio il compito di interpretare e articolare tra loro i differenti apporti conoscitivi, momento ineludibile nell’elaborazione di un’etica della vita all’insegna di un’effettiva interdisciplinarità.

L’esigenza di sviluppare dei contributi fruibili nel dibattito pubblico – contrassegnato dall’eterogeneità delle impostazioni teoriche e da una sostanziale marginalizzazione della prospettiva teologica – ha condotto a privilegiare un approccio prevalentemente etico-filosofico alle tematiche in esame, talora integrato da sviluppi etico-teologici e da ragguagli sugli insegnamenti del Magistero ecclesiale in materia. Alla medesima esigenza è riconducibile l’attenzione critica prestata al pensiero bioetico di matrice liberale e utilitarista, che ampiamente informa la cosiddetta «bioetica laica», con cui è pur necessario il confronto.

Ai lettori viene consegnata questa terza edizione – aggiornata e ampliata – nella speranza che possa agevolare il loro inoltrarsi nel complesso mondo dell’etica della vita senza ritrovarsi infine smarriti di fronte alla dissonante pluralità delle proposte disponibili. Insieme, si auspica che la metodologia adottata e le linee argomentative suggerite possano giovare allo sviluppo di un pensiero bioetico attento alla dignità dell’uomo, sensibile alla gestione responsabile dell’ambiente, capace di reale interdisciplinarità e di dialogo critico con le differenti impostazioni di pensiero.

Paolo Merlo è docente emerito di Teologia Morale presso la Sezione torinese della Facoltà di Teologia dell’Università Pontificia Salesiana. Si occupa del vissuto virtuoso dei credenti e di que­stioni attinenti la bioetica e la morale sessuale e familiare.

Ha collaborato come docente di Bioetica con la Sezione torinese della Facoltà Teologica dell’Italia Set­tentrionale e con la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Torino. Membro dell’Associazione «Bioetica & Persona» di Torino, contribuisce alle sue iniziative culturali e alle sue proposte formative per quanti sono impegnati nelle professioni sanitarie.

Convegno don Quadrio

Nella mattinata di sabato 27 novembre 2021, presso l’aula magna della Sezione torinese dell’UPS si è svolto un convegno di studio di approfondimento sulla figura spirituale del ven. don Giuseppe Quadrio in occasione del centenario della nascita (Vervio, 28 novembre 1921).

Alla presenza della comunità salesiana dell’Istituto Internazionale Don Bosco e di un nutrito gruppo di compaesani provenienti dalla Lombardia, vi sono state una serie di interventi atti a sottolineare gli elementi di novità e di crescente interesse per la figura di questo salesiano, teologo, insegnate di teologia e modello luminoso di vita religiosa e sacerdotale.

Don S. Oni ha tracciato, grazie all’ausilio di immagini e testimonianze, un originale biografia del venerabile: cogliendo la specificità della terra di origine, il sorgere ed il consolidarsi della vocazione, ma anche gli anni segnati terribilmente dalla sofferenza che lo condussero ad appena 41 anni alla morte prematura.

Padre F. M. Lethel, carmelitano e teologo di fama, ha posto in luce della spiritualità di don Quadrio almeno tre elementi: il binomio ‘sponsalità e verginità’ così caratteristico della sua vita mistica, la dimensione specifica del suo evangelizzare attraverso la ferialità degli incontri, la vita costruita sulla speranza cristiana.

Don P. Cameroni, postulatore della Congregazione Salesiana, ha ricordato che i santi irradiano la grazia a partire dalle numerose relazioni che intersecano e rinnovano; ha condotto quindi a riflettere su come fosse specifico di don Quadrio la trasparenza dei sentimenti di Cristo (la benignitas et humanitas).

Infine Mons. Paolo Martinelli, vescovo ausiliare di Milano e fine conoscitore della teologia della vita consacrata, ha ricondotto l’assemblea a riflettere sul tema del ‘religioso presbitero’: se la specificità della figura sacerdotale rimane l’essere apostolo del Padre nella e per la Chiesa in un contesto storico specifico, la vita consacrata offre al ministero presbiterale la ricchezza del carisma proprio della famiglia religiosa di appartenenza. Don Quadro è stato un apostolo che ‘era missione’, secondo quelle specificità proprie della spiritualità di san Giovanni Bosco: la sua missione era l’insegnamento, l’accompagnamento spirituale personale; la sua missione era custodire la comunione dei confratelli ed educare a partire da un armonia di carattere, davvero trasparenza del cuore di Cristo e della sua santa umanità. Mons. Martinelli ha concluso la sua relazione ricordando che l’identità specifica del presbitero sarà sempre più data dalla sua ‘cura per l’umano’: in un tempo segnato dall’estraneità della fede dalla cultura e dalla vita. La mattinata si è conclusa con il pellegrinaggio alla tomba del venerabile, sita presso la Chiesa esterna dell’opera, dove è stato collocato un pannello biografico e commemorativo del centenario celebrato.

Giornata Docenti delle Facoltà Ecclesiastiche di Torino

Sabato 25 settembre, presso l’Aula Magna della Facoltà di Teologia dell’UPS, sezione di Torino, si è svolta la Giornata Docenti delle Facoltà Ecclesiastiche di Torino.

L’iniziativa era volta a creare collaborazione e sinergia tra le tre istituzioni accademiche che gravitano su capoluogo piemontese: la facoltà dell’Italia settentrionale di via XX settembre (affidata alla diocesi di Torino) e le due sedi salesiane (lo IUSTO di P.za Rebaudengo – Facoltà di Psicologia e di Scienze dell’Educazione – e la Facoltà Teologica di via Caboto 27).

I docenti hanno ascoltato dapprima la relazione dei direttori e dei presidi delle diverse realtà accademiche (prof. R. Repole, prof.ssa C. Chiavarino, prof. C. Besso), in merito alla storia e alla vita attuale dei rispettivi centri di studio, quindi hanno dialogato sull’Enciclica Fratelli tutti di papa Francesco.

Il documento è stato presentato in forma generale dal prof. Paolo Merlo, sdb; egli ne ha tracciato lo sviluppo tematico e ne ha sottolineato la collocazione all’interno delle encicliche sociali della Chiesa. Quindi vi sono stati alcuni approfondimenti del testo a partire da singole discipline: l’esegesi neotestamentaria, la patristica, l’antropologia teologica, la psicologia e le scienze dell’educazione.

La mattinata ha certamente evidenziato come lo scambio reciproco di esperienze e la possibilità di uno studio condiviso siano risorsa preziosa per l’attività didattica, ma anche la necessità e la possibilità di uno studio scientifico condiviso, vera risorsa fondamentale per il domani.

Nuovo volume dei docenti A. Bozzolo e M. Pavan

E’ appena uscito, per i tipi della Queriniana, un libro scritto da don Andrea Bozzolo e da padre Marco Pavan, intitolato “La sacramentalità della Parola”.

Il titolo riprende un’espressione presente nell’Esortazione apostolica Verbum Domini, che costituisce il frutto di un lungo cammino di ripensamento del rapporto tra Parola e Liturgia. Il volume intende mettere a fuoco il significato dell’espressione attraverso un percorso strutturato in quattro momenti:

Il primo ricostruisce il percorso che ha condotto il magistero a formulare il tema, seguendo le tappe principali della sua acquisizione.

Il secondo si interroga sulla possibilità di un discorso “biblico” sulla “sacramentalità della Parola” alla luce di alcuni passi scelti dell’Antico e del Nuovo Testamento.

Il terzo momento esamina criticamente le proposte teoriche più rilevanti che nel corso del Novecento hanno offerto un’elaborazione coerente della sacramentalità della Parola.

La sezione conclusiva è dedicata a una ripresa delle questioni bibliche e teologiche implicate nel tema. Essa mostra che la proclamazione liturgica costituisce la destinazione originaria della Scrittura e il luogo sorgivo della sua ermeneutica ecclesiale, poiché restituisce alla Parola il carattere di evento vivo di Dio che parla al suo popolo. In questo modo la Parola contribuisce in modo determinante all’efficacia del sacramento, perché pone le condizioni perché esso si realizzi come libero dono di grazia e grato gesto di fede, fuori di ogni automatismo o asservimento del rito.

Diploma per Operatori di Pastorale Giovanile

In continuità con i cosiddetti “Master” attuati negli anni 2012/13, 2013/14, 2014/15 e 2016/17, il Comitato scientifico e il Collegio dei Docenti della Sezione di Torino della Facoltà di Teologia propongono per l’Anno Accademico 2020-2021 un Diploma per la formazione di Operatori di Pastorale Giovanile.

L’iniziativa raccoglie un’istanza proveniente dalle realtà salesiane della Circoscrizione Salesiana dell’Italia Centrale e mira a qualificare maggiormente, anche sotto il profilo della formalità pastorale, gli educatori cristiani impegnati nelle comunità educativo-pastorali con ruoli di responsabilità, coordinamento e animazione.

È interesse diretto del Diploma il raccordo tra la pedagogia e il Vangelo, così da far emergere sotto il profilo dei contenuti, dei metodi e degli stili il significato delle azioni ecclesiali che vanno sotto il nome di Pastorale Giovanile.

Il Diploma si compone di 3 moduli di 15 ECTS, un tirocinio (10 ECTS) e una prova finale (5 ECTS).

A motivo dell’emergenza sanitaria indotta dal COVID-19, la prima parte delle lezioni del primo modulo – programmata nei giorni 20-25 luglio – si svolgerà in modalità on-line, nella speranza che le lezioni programmate a settembre si possano svolgere in forma presenziale, come pure quelle del secondo e del terzo modulo.

Scarica il pieghevole del Diploma per Operatori di Pastorale Giovanile.

Giornata di Studio Interfacoltà: evento annullato

Le due Facoltà Teologiche Torinesi avevano programmato di ritrovarsi il 25 marzo per la tradizionale Giornata di Studio Interfacoltà.

L’evento, purtroppo, non potrà avere luogo a motivo della preoccupante emergenza sanitaria in cui versa il nostro Paese. I Direttori delle due Facoltà Teologiche si sono trovati concordi nella decisione di soprassedere all’iniziativa, stanti le disposizioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri prese in data 04.03.2020, nonché l’incertezza sull’evolversi della situazione indotta dalla diffusione del COVID-19.

La consapevolezza di collaborare al contenimento di un’emergenza nazionale attenua in parte il rammarico per l’annullamento di un evento per il quale era ormai tutto predisposto.

Il tema prescelto – Per una Chiesa che ascolta e comunica con i giovani – intendeva riprendere la riflessione ecclesiale e le indicazioni maturate nel Sinodo dei giovani. A questo scopo, in mattinata erano previste un paio di relazioni tenute dal prof. Franco Garelli (I giovani e la fede oggi) e dal prof. Andrea Bozzolo (Sinodalità missionaria e antropologia vocazionale: le consegne del Sinodo dei giovani alla Chiesa); nei laboratori del pomeriggio l’attenzione si sarebbe portata sulle seguenti tematiche: Maturità psicologica e fede (prof. Carlo Alberto Gallizia), Giovani e discernimento vocazionale (prof. Alessandro Marino) e Fede e mondo delle devianze (don Domenico Ricca).

Qui di seguito riportiamo la locandina predisposta per l’evento, auspicando una futura ripresa dei suoi contenuti.

Inaugurazione dell’Anno Accademico 2019-2020

Nel pomeriggio di martedì 22 ottobre ha avuto luogo presso la nostra Sezione l’inaugurazione del nuovo Anno Accademico. L’evento ha coinvolto docenti, studenti e personale ausiliario delle due Facoltà Teologiche e dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Torino. Per la sede romana dell’UPS era presente don Damásio Raimundo Santos de Medeiros, Decano della Facoltà di Teologia.

Il canto dell’inno Veni, creator Spiritus ha introdotto la concelebrazione eucaristica, presieduta da S.E. Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino.

Dopo il coffee breack – occasione per un sereno momento di fraternità – ci si è recati nell’Aula Magna per la Prolusione, tenuta dal Prof. Stefano Zamagni, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.

Il tema prescelto – «L’economia tra crisi e speranza. Implicanze sociali» – era volto a prolungare in certo modo la celebrazione del XX di fondazione del Biennio di specializzazione in Teologia Morale, con indirizzo sociale, della Sezione torinese della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, svoltasi in mattinata nella sede di via XX settembre.

Dopo un interessante excursus sull’autonomizzazione dell’economia dall’etica e dalla politica, il prof. Zamagni ha illustrato l’attuale situazione di crisi, che vede la politica ormai asservita all’economia, con le decisioni strategiche prese da centri internazionali di potere.

Le prospettive di un’uscita dalla crisi si saldano con il superamento di un’economia «politica» ad opera di un’economia «civile»: se la prima – che ha dominato incontrastata per quasi due secoli nel mondo occidentale – si caratterizza come escludente, capace di incrementare le disuguaglianze, con un’antropologia all’insegna dell’homo homini lupus (Th. Hobbes), la seconda si caratterizza come inclusiva, orientata a ridurre le disuguaglianze, con un’antropologia all’insegna dell’homo homini natura amicusL’uomo è per natura amico dell’altro uomo»: A. Genovesi).

Se, a suo tempo, i teologi hanno assistito passivamente allo stravolgimento del ruolo dell’economia, è giunto il momento di un loro rinnovato impegno in questo ambito, volto alla riflessione e allo sviluppo di un nuovo tipo di economia: quella, appunto, «civile».