50° anniversario della morte del Ven. don Quadrio

50° anniversario della morte del Ven. don Quadrio

50° anniversario della morte del Ven. don Quadrio

Nella ricorrenza del 50° anniversario della scomparsa del Venerabile don Giuseppe Quadrio, mercoledì 23 ottobre la Sezione ha avuto occasione di rinnovare la memoria, con ammirazione e gratitudine, del professore e decano della Facoltà di Torino-Crocetta, che svolse con piena dedizione e con perfetta consapevolezza il servizio della docenza, insieme alla costante testimonianza di vita e alla presenza saggia e cordiale.

Riportiamo di seguito l'intervento del prof. Bergamelli 

CINQUANTESIMO DELLA MORTE DEL VENERABILE DON QUADRIO

Don Quadrio l’ho visto morire. È stato l’incontro più drammatico e doloroso col Venerabile! Egli era stato trasportato dall’ospedale nell’infermeria della Crocetta, perché ormai, secondo i medici, non c’era più nulla da fare, e per venire incontro anche al suo esplicito desiderio di voler morire nella “sua casa” della Crocetta. Erano circa le 22.40 del 23 ottobre 1963 (cinquant’anni fa!). Nella piccola stanza dell’infermeria egli giaceva supino sul letto e rantolava nell’agonia muovendo gli occhi con moto pendolare. Eravamo in pochi intorno al suo letto, perché quasi tutti i presenti si erano ritirati, perché non ci si attendeva una morte così imminente. Ad un tratto cessò il movimento pendolare degli occhi. Il suo volto riprese colore e gli occhi divennero luminosi. Alzandosi sopra i cuscini, proteso in avanti, con gli occhi sorridenti si mise a guardare lontano. Il caro don Bertetto (collega di Don Quadrio, professore di mariologia e devotissimo della Madre di Dio) sussurrò a tal vista che egli stava vedendo la Madonna. «Oh! Beppino, tu vedi la Madonna!». Ritengo che D. Bertetto non fosse lontano dal vero. Infatti, lo stesso Don Quadrio, in una sua splendida omelia su “Maria madre della buona morte”, ove traspare la sua tenerissima e filiale devozione alla Madonna, affermava, descrivendo quasi profeticamente la sua morte: «Oh, come è dolce morire assistiti dalla Mamma celeste, confortati dalla sua presenza, difesi e protetti dal suo aiuto: morire fra le sue braccia!... E così all’ultima sera della vita… la Madonna scenderà, forse visibile questa volta, accanto al nostro capezzale, ci tergerà il sudore freddo dalla fronte, ci congiungerà le mani fredde sul petto, ci chiuderà per l’ultima volta gli occhi spenti nel sonno della morte, poi raccoglierà gli ultimi sospiri e l’anima per portarla in cielo! Oh, preghiamola ora la Madonna per quell’ultimo istante». Sembra proprio che Don Quadrio parli degli ultimi istanti della sua vita! Noi tutti eravamo commossi e ci aspettavamo che don Quadrio cominciasse a parlare… Ma improvvisamente ci fu un imponente sbocco di sangue. Ebbi la netta impressione che l’ombra della morte venisse a coprirlo come un martire sgozzato. Subito dopo il suo volto divenne pallido, cereo. Tutti ci inginocchiammo e ci mettemmo a pregare. Avevamo tutti le lacrime agli occhi. La nostra unanime convinzione era che fosse morto un santo e un martire. Nel mio piccolo notes, che conservo ancora gelosamente tra le mie cose più preziose (anche a distanza di cinquant’anni) annotavo, nel rigurgito di quelle ultime vivide impressioni: “E’ morto don Quadrio! Un sacerdote santo ed eroico!... L’ho visto morire anche! Quale lezione! Un sacrificio cruento: uno sbocco di sangue!”. 

Un altro momento di profonda emozione fu quando, subito dopo la riesumazione della salma, nei sotterranei della Basilica di Maria Ausiliatrice, ove essa era stata trasportata per l’imbalsamazione, si procedette all’apertura del coperchio di zinco della bara. Siccome, purtroppo, avevamo constatato che il loculo, per le copiose infiltrazioni, era pieno d'acqua, noi tutti presenti pensavamo che l'umidità avrebbe ridotto la salma in uno stato pietoso. Invece, appena sollevato il coperchio di zinco, è apparso uno spettacolo che ha del prodigioso. Ci è apparso il volto del Venerabile, quasi miracolosamente conservato, ancora intatto, candido, pallido, ancora con un impercettibile sorriso sulle labbra. «É Lui!», ho sussurrato con voce rotta dalla commozione al Cancelliere della Curia di Torino Mons. Martinacci, che, al mio fianco, aspettava il riconoscimento ufficiale della salma. Neppure la corruzione del sepolcro, neppure i cinquant’anni passati nella tomba e nell’umidità, avevano avuto l'ardire di sfigurare quel volto costantemente atteggiato al sorriso durante tutta la Sua vita! Quel sorriso Suo caratteristico non si era spento. 

L’ultimo incontro è avvenuto quando la salma del Venerabile, ormai imbalsamata, è stata traslata nella nostra Chiesa ai primi di novembre dello scorso anno. Ho assistito alla scena commovente. Il carro funebre ha attraversato il cortile dell’oratorio, proprio come, cinquantanni fa, la sua bara, portata a spalle dai suoi chierici della Crocetta, veniva accompagnata al cimitero. Ho subito pensato: «Don Quadrio ritorna a casa!». Sì, ora la salma del Venerabile giace qui nella sua casa in attesa della beatificazione! Oso sperare che questa commovente commemorazione del cinquantesimo della morte del Venerabile porti come frutto spirituale, quello di sentire la nostra responsabilità del privilegio di custodire la Sua salma: non lasciamola sola, veniamo sovente qui a pregare in silenzio, a risentire la sua voce tramite i suoi scritti, ad imitare i suoi esempi, in particolare a sentire quell’invito perentorio che Egli ha formulato nella memorabile Pentecoste del 28 maggio 1944 e che è scritto a caratteri cubitali sul marmo: «DOCIBILIS A SPIRITU SANCTO» e che ha segnato indelebilmente la Sua santità. AMEN